“Vediamo un fatto italiano, ancora lo scandalo di quel magistrato – gran porco – che, come si sa, adesso finalmente è nel mirino della stessa magistratura”. Alla faccia dell’espressione colorita: così Enrico Mentana, direttore del tg La7, introduce il servizio su Francesco Bellomo, il magistrato e consigliere di Stato indagato dalla procura di Bari per aver costretto le sue allieve a presentarsi ai corsi in minigonna e tacchi. Un abbigliamento, questo, che per la procura di Bari il magistrato avrebbe preteso dalle studentesse del suo corso di magistratura in cambio di una borsa di studio. E Bellomo, adesso, è formalmente indagato per estorsione. Nel frattempo, poi, spuntano altre quattro giovani che avrebbero ricevuto lo stesso trattamento, si legge sul quotidiano La Repubblica. L’inchiesta di carabinieri e guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, era stata inizialmente aperta senza ipotesi di reato, ma sono bastati pochi accertamenti per contestare l’estorsione. Quindi ora Bellomo rischia anche di essere destituito. La questione disciplinare sarà discussa il prossimo 10 gennaio dall’adunanza generale del Consiglio di Stato, dopo aver ottenuto il parere della commissione speciale (che si riunirà il 20 dicembre). La decisione dovrà poi essere formalizzata dal Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. (Continua dopo la foto)
Ti potrebbe interessare: L’AMORE VINCE TUTTO. IL VIDEO VIRALE CHE SPOPOLA IN RETE…

Di quello che accadeva in quei corsi di magistratura che si tengono ogni anno a Roma, Bari e Milano – e infatti anche la procura del capoluogo lombardo ha aperto un’indagine conoscitiva senza indagati né ipotesi di reato – ha parlato con i magistrati baresi una delle presunte vittime, l’avvocatessa 28enne di Cerignola (in provincia di Foggia) Rosa Calvi, convocata come persona informata dei fatti. In più di due ore, riporta sempre Repubblica, ha raccontato di come Bellomo avrebbe tentato di convincerla a firmare quel contratto. I fatti riferiti dalla studentessa 28enne risalgono a un anno fa, ma soltanto adesso la giovane ha trovato il coraggio di raccontarli. Perché “avevo paura di ripercussioni sulla mia carriera”, ha detto la donna lasciando il Palazzo di Giustizia, dicendo di essere a conoscenza di esperienze simili vissute da almeno altre quattro ragazze. (Continua dopo le foto)


{loadposition intext}
Rosa Calvi, si legge ancora nel pezzo su Repubblica, rifiutò di firmare quel codice di comportamento che prevedeva un dress code – minigonne, tacchi altri e trucco marcato appunto – e un controllo sulla vita sentimentale delle corsiste. “Bellomo disse che ero una stupida a dire di no, perché di solito gli dicevano di sì, e mi cacciò dal corso”. Un’esperienza, questa, che l’ha “turbata” al punto da averle fatto abbandonare il sogno di diventare magistrato. Fino a oggi, però. “Non ci rinuncio – ha spiegato la studentessa – perché so che fare il magistrato non è questo e non bisogna permettere alle persone di rubare i sogni”.
Qui il video di Enrico Mentana che lancia il servizio su Bellomo (dal minuto 7,50)