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“Perché hanno chiuso Non è l’Arena”. Bufera La7, Massimo Giletti racconta tutto: fa nomi e cognomi

“Ecco perché hanno chiuso Non è l’Arena”. Massimo Giletti racconta tutto. Il suo programma, non è un mistero, è stato improvvisamente messo in pausa da La7. Una scelta unidirezionale dettata dall’editore della rete. Fino ad oggi tutti si sono chiesti il perché uno come Cairo dovrebbe congelare un programma che va bene e fa servizio pubblico. A parlarne è lo stesso Giletti intervenuto al Festival della Tv, intenzionato a mettere qualche puntino sulle i e togliersi qualche soddisfazione: “Leggo di tutto, io non ho mai parlato”.

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“L’amministratore delegato ha detto che io e Chiambretti, tutti e due torinesi, torniamo dopo molti anni in Rai – dice Giletti – È probabile, ma ci vorranno ancora due settimane. Vedremo. L’Arena e poi Non è l’Arena ha fatto parte della mia vita, tra l’una e l’altra le ho fatte per tredici anni. Che programma farei? Non è il momento di parlare, ma penso ci sia la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Ora silenzio, lavorare e poi porti a casa. Un litro o due di Dogliani superiore potrebbero portarmi a parlare di quello che ho vissuto”.


“Perché hanno chiuso Non è l’Arena”. Giletti racconta tutto

Giletti poi continua: “Non è stato un divorzio, ma qualcosa di peggio. In un divorzio le colpe si dimezzano, sai il perché avviene. Qui non lo so, posso solo supporre perché. Ho fatto la scelta di non parlare e il silenzio mi è costato molto. Lo faranno i magistrati al momento giusto”. Poi racconta a Alessandra Comazzi: “Quando uno ti manda una mail dopo sei anni di rapporto stretto e grande successo, una mail in cui dice che rimani a disposizione, ma il tuo programma è sospeso senza spiegartelo, è peggio di un divorzio. Io penso che in questo sistema chi fa inchieste dà molto fastidio”.

E ancora Giletti: “C’è chi è tutelato, chi è interno a un gruppo di lavoro, io sono un cane sciolto, sono sempre stato così. Evidentemente le cose che stavo per toccare era meglio che non fossero taccate. Questa è la mia sensazione, hanno pagato soprattutto i miei ragazzi, un gruppo di trenta persone, che hanno perso il posto. Mi hanno chiuso – sottolinea ancora – per quello che stavo facendo in quei mesi”.

Poi racconta Massimo Giletti: “Ricordo solo con tragica soddisfazione che Marcello Dell’Utri in un’intercettazione chiama il capoufficio legale di Mediaset e dice ‘Giletti va chiuso’. Quell’intercettazione è agli atti di un processo. Se un pezzo grosso come Dell’Utri chiede la chiusura un motivo ci sarà. Il resto sono parole al vento. Cairo mi ha dato un grandissima libertà per due miliardi di puntate, alla duemiliardesima e uno non me l’ha più data. È un editore, può fare quello che vuole, un giorno magari a quattr’occhi da uomo a uomo mi spiegherà perché”.

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