Prima di essere battuto all’asta, viene esposto il terzo manoscritto autografo, recentemente ritrovato, de L’Infinito, la celebre poesia di Giacomo Leopardi che, a detta di ogni sondaggio, è considerata la più amata dagli italiani e di sicuro la più studiata in età moderna. Il manoscritto era custodito prima nell’archivio Matteucci e poi in quello Servanti Collio, in compagnia di altri documenti leopardiani e solo oggi, grazie all’occhio attento di un’équipe di studiosi, è stato miracolosamente salvato dall’oblio. Si tratta di una “copia di lavoro” eseguita da Leopardi, tra il 1821 e il 1822, in previsione della sua sospirata partenza verso Roma, che avvenne nel novembre 1822, dove rimase fino a all’aprile 1823 ospite dello zio Carlo Antici. Leopardi porterà con sé il quadernetto degli Idilli ma con tutta probabilità realizzerà la presente copia di lavoro per lasciare un testimone a Recanati nel caso in cui fosse successo qualcosa al prezioso codice. Non è dato di sapere se, cosa probabile, lo stesso trattamento fu riservato anche ad altri Idilli, il che proverebbe in modo inoppugnabile una pratica leopardiana di conservazione/preservazione del testo poetico con le sue varianti. Il manoscritto viene proposto assieme ad un’altra bella lettera di Leopardi del 14 giugno 1831 indirizzata al cugino Matteo Antici di Roma, e rimarrà esposto fino al 25 giugno presso la casa d’aste Minerva Auctions di Roma, a Palazzo Odescalchi Balbi.
