Lutto nello sport. Prima calciatore poi allenatore e dirigente sportivo, nonchè ospite nelle vesti di opinionista in diversi programmi tv dedicati alla disciplina. Un metodo ‘rivoluzionario’ quello di Pierluigi Froscio, che chiude per sempre i suoi occhi all’età di 73 anni. Tra i messaggi di cordoglio anche quelli da parte della Gazzetta dello Sport.
Pierluigi Froscio muore nella notte presso l’ospedale di Monza dove era stato ricoverato in seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute e dello stato della malattia che lo aveva colpito da qualche tempo. Come calciatore, Pierluigi Froscio ha chiuso la carriera agonistica col Rimini in Serie C2 nella stagione 1984-1985. In carriera ha totalizzato complessivamente 175 presenze e 5 reti in Serie A e 143 presenze e 3 reti in Serie B.

Froscio è riuscito a interprere nella sua lunga carriera agonistica l’innovativo ruolo di libero moderno, rivelandosi pioniere della rivoluzione del calcio moderno promossa da Ilario Castagner. Cessata l’attività agonistica, Pierluigi Froscio ha intrapreso la carriera come allenatore prima nelle giovanili del Perugia, poi nel 1987 la prima squadra del Monza, ottenendo sia la promozione in Serie B che il successo nella Coppa Italia di Serie C.

Dopo l’esperienza trascorsa in Brianza, passa all’Atalanta, in massima serie, dunque il Como, il Modena e il Ravenna, per poi proseguire con Padova, Ancona e Lecco. Volto noto anche delle trasmissioni calcistiche, Pierluigi era papà di Alex, collega della Gazzetta dello Sport.


“Di Pierluigi Froscio la cifra esistenziale era l’eleganza, qualità che presuppone sempre una certa ide di mondo. In campo l’eleganza si traduceva nel gesto armonico quando si trattava di colpire il pallone e di prendere posizione al cencio della difesa. Fuori, da allenatore, in quel mondo di porgersi e rapportarsi con l’umanità, caratteristico di chi viene scontornato da una vita all’insegna della pulizia morale”, s legge in sua memoria su La Gazzetta dello Sport.