Sconta una condanna all’ergastolo per aver ucciso quattro persone, tra cui un bimbo di due anni. Rosa Bazzi è stata una delle ‘protagoniste’ della Strage di Erba, uno dei fatti più violenti della cronaca italiana, insieme al marito Olindo Romano. Il 3 maggio 2011, la Corte Suprema di Cassazione di Roma ha reso definitiva la sentenza che ha riconosciuto come autori della strage i coniugi Romano, già condannati all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni il 26 novembre 2008 dalla Corte d’Assise di Como.
Secondo quanto ricostruito, marito e moglie hanno uccisero a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, colpito con un fendente alla gola e creduto morto dagli assalitori, riuscì a salvarsi grazie ad una malformazione congenita alla carotide. La strage avvenne nell’abitazione di Raffaella Castagna, in una corte ristrutturata nel centro della cittadina. L’appartamento fu dato alle fiamme subito dopo l’esecuzione del delitto. (Continua a leggere dopo la foto)

Nel carcere di Bollate Rosa Bazzi si racconta come una donna costruttiva e operosa, ribadendo come ha sempre fatto, la propria innocenza. Oggi Rosa è un’inserviente nella casa di reclusione di Bollate, impegnata anche nella creazione di borse e accessori di cuoio per una cooperativa che sostiene progetti in favore dei bambini in Africa. Recentemente la donna è finita al centro delle cronache a causa di una presunta storia d’amore con un uomo rinchiuso nel carcere e morto investito durante un’uscita premio. (Continua a leggere dopo la foto)

Raggiunta dal settimanale Oggi, la Bazzi ha negato tutto, avanzando anche un sospetto che se ne sia parlato per sviare l’attenzione da fatti ben più importanti che riguardano la possibile revisione del processo. “È una stupidata. Io vorrei sapere chi mette in giro queste bugie che servono solo a far male alle persone”, ha rivelato Rosa Bazzi al suo avvocato, Diego Soddu, che ha rilasciato un’intervista esclusiva a Oggi. (Continua a leggere dopo la foto)


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L’avvocato ha smentito il presunto amore che Rosa avrebbe avuto nel carcere di Bollate per Marco Alberti, detenuto in semilibertà investito sulle strisce pedonali a Corsico qualche settimana fa. Alberti, condannato per omicidio, era il titolare di una cooperativa che lavora il cuoio all’interno della casa circondariale, nella quale sono impiegate quattro o cinque persone, tra cui Rosa: “Ma il lavoro che facevo l’ho scelto perché me lo ha proposto il carcere, non certo per amore”, ha detto la donna al legale.