A distanza di quasi 17 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007, il caso continua a far parlare di sé. Nonostante la condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’allora fidanzato Alberto Stasi, i carabinieri di Milano stanno tentando di riaprire l’inchiesta, concentrandosi su una figura già emersa in passato: Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.
Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, la Procura di Pavia ha acquisito nuovi reperti e affidato le analisi al laboratorio di genetica forense dell’Università di Pavia. Tra novembre e dicembre 2023 sono stati registrati cinque verbali con elenchi dettagliati del materiale raccolto. Tra questi, un dato ha attirato l’attenzione: quattro mozziconi di sigaretta prelevati da un sacchetto della spazzatura appartenente alla famiglia Poggi, ritrovato nella loro abitazione di via Pascoli. Il prelievo è datato 20 novembre 2023, a sedici anni dall’omicidio.

Omicidio Chiara Poggi, le indagini non si fermano
Non solo sigarette: fazzoletti, bicchieri, bottiglie d’acqua e altri oggetti gettati da Sempio o da suoi familiari sono stati analizzati nel tentativo di ottenere tracce genetiche da confrontare con quelle trovate sul corpo di Chiara. In particolare, l’attenzione si concentra sul DNA estratto da frammenti sotto le unghie della vittima, un elemento sempre rimasto misterioso nel corso delle indagini.

Il genetista Carlo Previderé, incaricato delle analisi dalla Procura, ha recentemente presentato i risultati: due profili maschili sono emersi dalla nuova comparazione genetica. Uno è stato identificato con certezza, l’altro – quello su cui si punta ora – mostra una compatibilità con il profilo genetico di Andrea Sempio. Tuttavia, l’unico DNA disponibile fino a quel momento per il confronto era quello raccolto dalla difesa di Stasi, non ufficialmente acquisito dalla Procura.

Proprio per questo, nel marzo scorso, Sempio è stato finalmente sottoposto a tampone salivare: la sua traccia genetica ufficiale, ottenuta in maniera lecita, sarà ora al centro di un incidente probatorio in cui verrà messa a confronto con quella trovata sulle unghie di Chiara. Ma c’è un ostacolo non da poco: il cromosoma Y, utilizzato per tracciare la linea paterna, non consente di identificare un singolo individuo, ma solo l’intero ramo familiare maschile. In pratica, chiunque appartenga a quella linea genetica paterna avrà un profilo identico, rendendo debole qualsiasi accusa fondata solo su questo dato.
Nel frattempo, si riaccendono interrogativi anche intorno alla famiglia Poggi, del tutto estranea alle accuse. Nonostante quel 13 agosto fossero in vacanza in Trentino – come da sempre accertato – e il profilo genetico del padre Giuseppe Poggi sia già stato acquisito nel 2007, il recente sequestro della loro spazzatura ha sollevato nuove perplessità su metodi e finalità delle indagini.
Le autorità giudiziarie cercano risposte, ma la strada per una verità diversa da quella già sancita in tre gradi di giudizio appare tortuosa. E il rischio di riaprire vecchie ferite, senza certezze solide, resta altissimo.