Le indagini sul duplice omicidio di Pordenone proseguono a ritmo incalzante e nelle ultime ore sta prendendo sempre più piede l’ipotesi che l’obiettivo dell’esecuzione fosse solo Trifone Ragone. “L’assassino – conferma la procura – avrebbe potuto uccidere diverse volte la ragazza, poi ognuno può fare le sue deduzioni”. E invece ha agito quando Trifone e Teresa erano entrambi in auto. Parole che fanno intendere un fattore fondamentale: Teresa Costanza è stata ammazzata solo perché presente al momento della spietata esecuzione del militare pugliese. “Giustiziati”, poi, è il termine più ricorrente tra gli investigatori: tre colpi in testa a Trifone, altri tre contro Teresa mancandone soltanto uno. Il magistrato titolare dell’inchiesta, parlando dell’esecutore materiale, sottlinea che “è arrivato, ha agito e se ne è andato senza destare sospetti, dimostrando di conoscere la città”. Ma nonostante le decine di persone sentite a sommarie informazioni, finora non è stato raccolto un elemento che consenta agli investigatori del Reparto crimini violenti e del Ros di Udine, che affiancano il Reparto investigativo di Pordenone, di imboccare la giusta pista.
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Intanto, il sopralluogo degli investigatori del Ris di Parma nel piccolo immobile affittato dalla coppia è durato quasi tre ore. Sono state acquisite anche le videoregistrazioni delle telecamere che si trovano nella zona della palazzina. A confermarlo è stato il procuratore Marco Martani per smentire una notizia data in diretta tivù, il ritrovamento di una pistola nel bagagliaio della macchina del caporal maggiore del 132mo Reggimento carri, nascosta sotto gli asciugamani, nel borsone. Se il ritrovamento dell’arma fosse stato confermato, avrebbe avvalorato un sospetto che già serpeggiava nei giorni scorsi e cioè che Trifone si sentisse minacciato. “Non posso inseguire tutte le voci – è stato il commento del magitrato – ma smentisco la più clamorosa”.
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