Negli ultimi tempi è acceso, e sicuramente legittimo, il dibattito sulla privacy nell’era digitale. Chi ci spia, cosa e quanto è una domanda che ogni utente del web si è fatto almeno una volta. Talvolta, a quanto pare, una sbirciatina porta vantaggi, come successo negli Stati Uniti. Google, è noto, ogni tanto permette alla National security agency di cercare nei suoi server relativamente a minacce concrete alla sicurezza nazionale. Questa volta, invece, ha informato le autorità circa la presenza di immagini sospette nella posta di un 41enne di Houston che ora è accusato di pedofilia. Gli investigatori avevano chiesto a Google informazioni utili a identificare il texano – molestatore noto alle forze dell’ordine, alle spalle una condanna per abuso sessuale su minori vecchia di vent’anni – che, secondo quanto reso noto, aveva utilizzato la casella di Mountain View per spedire a un suo amico immagini di una ragazzina. Le successive indagini hanno poi scoperto nello smartphone e nel tablet di Skillern altro materiale pedopornografico.
