Lui 50 anni da poco, lei, ex volto di Uomini e Donne e corteggiatrice di Luca Onestini, 33. Diciassette anni di differenza e due figli, il primo di due anni, l’altro di pochi mesi venuto al mondo lo scorso marzo. A dare l’annuncio è lui che annuncia la data del 24 giugno 2024. “Se tutto va bene il giorno sarà quello. Dovevamo sposarci due anni fa, poi lei è rimasta incinta. Col tempo ho imparato a programmare di meno e a godermi i giorni”, spiega al Corriere della Sera. Al giornale meneghino racconta anche come ha conosciuto e si è innamorato della futura moglie.

“Una sera andai a una festa (era il 2018). La notai non solo perché è bellissima, ma anche perché era l’unica, insieme a me, ad avere in mano un bicchiere d’acqua. Dopo qualche settimana, venne a stare da me”. Prima di lei un’altra storia importante, “quella con Alessia Ventura, durata tre anni. Oggi lei ha una sua famiglia, abbiamo un bellissimo rapporto di amicizia”.
Filippo Inzaghi e Angela Robusti si sposano, il 24 giugno il sì
E chi lo sa che anche lei non sarà invitata alle nozze tra Pippo Inzaghi e Alessia Robusti. Pippo che ha raccontato al quotidiano anche le difficoltà dopo l’addio al calcio giocato: “Ricordo benissimo i miei ultimi quattro minuti in campo. Era il 13 maggio 2012, ore 16.45. In verità, per me quelli dovevano essere gli ultimi minuti con il Milan, poi si sono trasformati nei definitivi ultimi”.

“La cosa buffa è che pensavo al ritiro da tempo, come ogni uomo coscienzioso: farò altro, ho vinto tanto, mi dicevo. La verità amara è che la tristezza non la puoi controllare e così, dopo, sono stato malissimo. Per fortuna che c’era la mia famiglia: mamma, papà, mio fratello Simone Inzaghi. Un calciatore entro i quaranta deve chiudere tutto e reinventarsi”.

“Il problema è che per tutta la vita hai seguito uno schema rigoroso, praticamente immutabile: allenamenti, trasferte, ferie a giugno, weekend mai a casa”. E ancora: “Io da calciatore ho sempre odiato la panchina, ma poi ne ho fatto un lavoro, come allenatore, perché io lontano dal campo non ci so stare. Non è debolezza, è umanità. E così si spiega anche perché, da allenatore, sono passato dal Milan al Venezia”.