La bancarotta dietro l’angolo. Trentatremila posti di lavoro a rischio. Il sipario destinato a chiudersi nel giro di poco. Nessuno lo avrebbe mai immaginato e invece l’impossibile è successo. La corsa contro il tempo per salvare l’azienda sembra destinata a fallire. L’iniezione di liquidità richiesta per i ripianare i debiti è uno scoglio troppo alto da superare. A quanto si apprende infatti i debiti della famosa catena di negozi di giocattoli Toys ‘R’ Us ammontano a circa 7miliardi di dollari. Una situazione debitoria insostenibile. Così l’azienda ha deciso: chiuderà o venderà tutti i suoi 800 punti di vendita negli Stati Uniti, L’annuncio arriva sei mesi dopo che la catena di negozi che ha venduto giocattoli per mezzo secolo ai bambini americani ha avviato lo scorso settembre la procedura di bancarotta sperando proteggersi dai creditori e reinvestire nei negozi. E qui la doccia fredda: nonostante la bancarotta con il Chapter 11 però, Toys ‘R’ Us sta incontrando difficoltà a raggiungere un accordo con i creditori per la ristrutturazione del debito. (Continua dopo la foto)
A questo si sono aggiunte le vendite deboli durante delle festività, che hanno allontanato la speranza di chiudere un accordo con i creditori per ristrutturare il debito. Un mix che ha spinto la società a decidere, senza possibilità di cambi di direzione salvo improbabili “salvatori”, di liquidare le sue operazioni negli Stati Uniti, dove, come detto, ha già annunciato che chiuderà 184 punti vendita, il 20% dei circa 800 punti vendita americani. Sorte analoga toccherà a tanti altri punti. Il gruppo ha annunciato che chiuderà le proprie attività anche in Canada, Giappone, Germania, Austria e Svizzera, mentre per ora resteranno i punti vendita in Polonia, Francia, Australia, Spagna e Portogallo. (Continua dopo le foto)
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Non è impossibile, scrive Repubblica, che la catena di distribuzione di giocattoli e giochi mantenga aperti 200 negozi dopo la sua liquidazione. Un’ipotesi che Toys ‘R’ Us esplora e che farà parte del suo file di liquidazione è quello di vendere i negozi canadesi, che hanno un saldo positivo, e 200 dei suoi più redditizi negozi degli Stati Uniti. Quindi liquiderebbe il resto dei negozi, dice ancora la Cnbc. Questi progetti, indipendentemente dalla loro forma, dovrebbero avere importanti conseguenze sociali. I dipendenti statunitensi, che rappresentano oltre la metà dei 65.000 dipendenti del gruppo, manterranno il loro posto di lavoro per 60 giorni. Il resto è incerto.