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Anche voi ricordate questa Veronica Panarello? Condannata a 30 anni per l’omicidio del figlio Loris, oggi la ritroviamo così. Praticamente un’altra persona

 

Nei giorni scorsi Veronica Panarello è stata condannata a 30 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Loris Stival, ucciso nel novembre 2014 a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. La sentenza, emessa dal gup di Ragusa Andrea Reale, è arrivata a conclusione del processo col rito abbreviato condizionato da perizia psichiatrica. I pm non hanno dunque tenuto conto delle dichiarazioni spontanee della Panarello e delle accuse rivolte al suocero: per i magistrati la relazione con il suocero è un movente sia pure plausibile ma non provato. Non c’è infatti prova della sua presenza in casa. Il giudice ha anche disposto un risarcimento di 250mila euro per il marito Davide e di altre 10mila per l’altro figlio. Appena pronunciata la sentenza la Panarello è scoppiata in lacrime. (Continua a leggere dopo la foto)


Durante la trasmissione Quarto Grado, condotta da Pierluigi Nuzzi e in onda su Rete4, è stato diffuso il video di uno degli interrogatori della Panarello che è apparsa praticamente irriconoscibile rispetto alle immagini diffuse dai media subito dopo la morte del piccolo Loris. Visibilmente provata dal carcere, con gli occhiali da vista e i capelli in disordine fermati da un cerchietto. Un’altra Veronica rispetto quella che siamo abituati a vedere sui giornali. (Continua a leggere dopo le foto)

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Dopo la lettura della sentenza che l’ha condannata a 30 anni, il suo avvocato Francesco Villardita ha annunciato che farà ricorso in appello. Secondo l’ultima versione della Panarello, infatti, scrive il Corriere della Sera, a uccidere Loris sarebbe stato Andrea Stival, il suocero, da solo: ”Mi è squillato il cellulare, sono andata in un’altra stanza e, una volta rientrata, ho trovato mio figlio strangolato con un cavetto usb – ha raccontato ripercorrendo quel maledetto giorno di novembre di due anni fa – Lo ha fatto perché Loris aveva scoperto la nostra relazione e voleva raccontare tutto al papà”. Una versione dei fatti, però, sempre smentita dal nonno del piccolo e che, come detto, per i magistrati non trova riscontro.

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